Lettera di un genitore

2010-05-14 (fonte: www.telesanterno.com)

avviso genitoriMa quando il calcio comincerà a provare vergogna? Non sono bastati finora i morti dentro e nei pressi degli stadi per la stupida e becera violenza degli “ultras” più esagitati, non bastano i numerosi esempi di immoralità sportiva ed economica che si registrano nell’ambiente del calcio finito più volte imputato nei tribunali (dal calcio scommesse all’ultima calciopoli).

Ogni volta ci sono giornalisti ed opinionisti sportivi che giustificano, fanno distinguo, e sostanzialmente collaborano alla perpetua autoassoluzione dell’intero ambiente (società, dirigenti, tecnici, giocatori, ecc.) da ogni responsabilità. Eppure sarebbe ora che il calcio stesso cominciasse a vergognarsi almeno un po’, a sentirsi almeno in parte responsabile anch’esso della carenza di etica sportiva (e purtroppo non solo quella) che sta evidenziandosi da tempo nel nostro paese.

Nessuno sport infatti offre tanti “cattivi esempi” come il calcio (anche se è altrettanto vero che nessun altro sport è altrettanto inquinato da interessi economici).
 Basta pensare alla differenza di civiltà sportiva che si registra in uno stadio di rugby rispetto a qualsiasi stadio di calcio. Nel rugby raramente i giocatori simulano o fanno manfrine per ingannare l’arbitro (eppure subiscono scontri “corpo a corpo” ben più duri). Nel rugby nessuna rete divide i tifosi dai giocatori. Nel rugby le tifoserie si mischiano negli stadi e “vivono” la partita insieme. Anche il “fair play” a fine gara, fra i giocatori e fra i tifosi, nel rugby è una tradizione autentica e sentita (la squadra vincente crea un corridoio di applausi per salutare la squadra avversaria). Nel calcio il fair play è stato invece imposto (e si vede), e tuttora ci sono giocatori che non lo vogliono rispettare.
Passi fin che si tratta di uno “spettacolo” di adulti e fra adulti, ma quando come nel caso della notizia riportata oggi dalla Gazzetta di Parma i vizi degli adulti contaminano anche i campi dei più piccoli, allora, forse, è proprio il caso di fermarsi. Non per riflettere, ma per agire. Ad esempio sospendere il calcio per un po’, e vedere l’effetto che fa… (a.m.)

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