Franco Baldini, nuovo direttore generale della Roma

baldini francoHo letto su repubblica on-line l'intervista a Franco Baldini, nuovo direttore generale giallorosso: c'è aria di nuovo, aria buona e genuina.

Giustamente come dice egli stesso («voglio fare le cose, non annunciarle, né parlarne») aspettiamo a vedere all'opera il nuovo staff della Roma per trarne le conclusioni. Tuttavia le sue parole suonano come "una musica dopo la tempesta", nella loro sorprendente semplicità.

Di fronte al diffuso pessimismo e allo snervante cinismo che circonda il calcio, specie da parte di chi si è rassegnato all'attuale situazione diventandone oltretutto promotore, la sua posizione suona come un inno all'ottimismo: «Devo fare come gli inglesi: non si chiedono come sia il tempo, escono e basta. Danno per certe la pioggia, le nuvole, un'ombrosità permanente, però non rinunciano a fare le cose. Ho vissuto e lavorato in Spagna e in Inghilterra, dove il calcio è una cosa seria, ma diverte. Dove allo stadio si festeggia, non ci si sfoga, né ci si abbrutisce. E mi chiedo: chissà forse è possibile anche in Italia. Questa è l'ultima possibilità che ho di non restare indifferente».

Apprezzo che il primo pensiero del nuovo direttore generale della Roma vada al clima che circonda il mondo del calcio: «Niente polizia negli stadi, niente tessera del tifoso, nessuna tribuna lontana. Non voglio vedere agenti in assetto di guerra, ma steward, perché è chiaro che una certa coreografia, caschi e manganelli, suggerisce che il conflitto è una certezza più che un'eventualità. La forma conta come il contenuto. Voglio uno stadio con parcheggi, servizi, buoni mezzi di trasporto pubblici, non carovane da Far West. Voglio che le famiglie non si debbano preparare settimane prima alla partita, ma abbiano la possibilità di andare allo stadio sane e salve in tempi rapidi. E godere e gioire del gioco, non spaventarsi per il pericolo».

E non rilevo come problema il fatto che tale pensiero sia legato anche a precise leggi di marketing: «Roma e la Roma sono un marchio importante, c'è bisogno di trovare un respiro internazionale, una nuova dimensione per il marketing. In questo settore all'estero fanno ricavi, perché da noi no?». Quando professionalità, finanza ed etica si intrecciano positivamente ne conseguono beni più duraturi e socialmente rilevanti, perché si costruisce per il futuro e non solo per l'oggi.

Nell'intervista si parla anche di codice etico, si intuisce la voglia di uno stile differente. Tanto per citare un esempio, il modo di rapportarsi con gli arbitri: «Appena ho incontrato Luis Enrique gli ho chiesto come intendeva comportarsi con gli arbitri. Normalità significa questo: non dare sempre colpa agli altri, non cercare giustificazioni, non crearsi alibi». Può sembrare un aspetto irrilevante, quasi banale, ma quanti dei nostri programmi e servizi sportivi "giocano" sulle polemiche, oltre che sui gossip, per tenere alto il livello di audience, a danno della qualità dei servizi stessi e dello sport in generale.

Potrà sembrare strano, ma la cosa che più mi piace del dg Franco Baldini è la sua umanità, la concretezza della sua umanità: «Si può lavorare sui propri difetti, non credere che tutto sia inevitabile. Non c'è nulla di non dignitoso nella sconfitta, ma c'è nel non accettarla».

Sono sicuro che il dott. Baldini nel suo nuovo incarico incontrerà un po' di resistenze, come succede a tutti coloro che sono portatori di novità, ma sono altrettanto certo che ha dalla sua molti fans, appassionati di sport e amanti dell'umanità. Anche se con maglie diverse siamo in campo dalla stessa parte, a giocare quella partita che guarda al futuro non solo di una società sportiva, ma in parte anche della società civile stessa e dei suoi cittadini più giovani. E sempre più sovente a essere decisivo per la vittoria non è il campione da solo, ma la squadra tutta, ognuno con il proprio ruolo.

Attendiamo il fischio di inizio per vedere come andrà a finire, ma nel frattempo faccio mia questa citazione di Albert Einstein: «È meglio essere ottimisti ed avere torto, piuttosto che pessimisti ed avere ragione».

Belfiore Claudio
presidente del CNOS SPORT

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